

36. La Rivoluzione e la coscienza patriottica del popolo francese.

Da: J. Michelet, Storia della Rivoluzione, Rizzoli, Milano, 1960.

Si calcola che sulla Rivoluzione francese siano state pubblicate
pi di centomila opere di vario tipo; tale smisurata bibliografia
deriva principalmente da due fattori: l'enorme portata storica
dell'evento, che segna la fine dell'epoca dell'assolutismo e il
passaggio all'et contemporanea, e il fatto che nell'arco di quel
decennio alla fine del Settecento la Francia fu sede di una specie
di laboratorio politico-sociale che affront, dibattendole
accanitamente e sperimentando soluzioni, tutte quelle questioni
politiche, economiche e sociali che avrebbero caratterizzato le
epoche successive. Per quest'ultimo motivo, la storiografia sulla
Rivoluzione francese, oltre che smisurata,  anche caratterizzata
dalla forte incidenza degli orientamenti politici degli storici.
Gi nell'Ottocento si possono distinguere due correnti principali:
quella di tendenza liberale, che valuta positivamente le prime
vicende rivoluzionarie e condanna la fase della dittatura
giacobina, e quella di orientamento democratico e socialista, che
sottolinea invece l'importanza delle iniziative promosse dai ceti
popolari ed esalta personaggi come Robespierre e gli arrabbiati.
Di ispirazione democratico-nazionale  l'opera di Jules Michelet,
che vede nella Rivoluzione un momento di importanza fondamentale
per la formazione di una coscienza patriottica nel popolo
francese. Ci risulta evidente nel passo qui riportato, in cui lo
storico francese descrive la reazione della Francia rivoluzionaria
alla minaccia dell'invasione straniera con una vibrante
partecipazione emotiva, tanto che la ricostruzione storica pare
pi una appassionata rievocazione.


Il tradimento di Longwy e quello di Verdun [due fortezze ai
confini orientali della Francia, che nel 1792 si consegnarono ai
prussiani], di cui si ebbe notizia subito dopo, riempirono Parigi
di una sensazione di vertigine e di terrore. Non c'era pi nulla
di sicuro. Era troppo evidente che lo straniero aveva dappertutto
intelligenze [spie, specialmente tra i preti refrattari e gli
aristocratici]. Esso avanzava con una sicurezza, una fiducia
significativa, come in un paese che gli appartenesse. Chi
l'avrebbe fermato fino a Parigi? Apparentemente nulla. Anche qui,
quale resistenza sarebbe stata possibile in mezzo a tanti
traditori? Questi traditori come distinguerli? Ciascuno osservava
il vicino; sulle piazze e nelle strade, il passante gettava al
passante uno sguardo diffidente, inquieto; tutti si immaginavano
di vedere, in tutti, gli amici del nemico ...
Parigi si sentiva in pericolo; certo su di essa si voleva dare un
grande esempio. Ognuno cominciava a fare il proprio esame di
coscienza, e non c'era nessuno che avesse motivo di rassicurarsi
... Che cosa sarebbe successo alle trentamila persone ... che
erano andate a prendere il re a Versailles, alle ventimila che
avevano invaso il castello il d 20 giugno, che l'avevano forzato
il 10 agosto? Tutti, sicuramente, rei di attentato contro la
persona del re. Le donne, in ogni famiglia, cominciavano a
preoccuparsi molto; esse non dormivano quasi pi; e la loro
immaginazione, piena di turbamento, non sapendo a che afferrarsi,
partoriva terribili sogni. [...].
E il pericolo esterno non era ancora il maggiore. I Prussiani
erano nemici meno terribili che non i preti; l'armata
sopraggiungente all'Est era poca cosa, in confronto alla grande
cospirazione ecclesiastica per armare i contadini dell'Ovest.
Parigi si trovava ancora sotto il colpo del tradimento di Longwy,
quando apprese che le campagne dei Deux-Svres [dipartimento della
Francia occidentale] avevano preso le armi: era il principio di
una lunga scia di polvere. In quello stesso momento, essa scoppia,
e il Morbihan [dipartimento della regione costiera della Bretagna
meridionale comprendente alcune isole] prende fuoco. La stessa
democratica Grenoble  il focolaio di un complotto aristocratico.
I corrieri giungevano ininterrottamente all'Assemblea nazionale;
essa non aveva il tempo di rimettersi da una notizia, che ne
sopravveniva un'altra pi terribile. Si era sotto l'impressione di
quei pericoli dell'interno, quando si apprese che dal Nord
scattava la retroguardia della grande invasione, un corpo di
trentamila Russi. E il punto centrale, il nodo della grande tela
tessuta dai traditori, ove collocarlo? dove si riattaccava, per
usare l'efficace espressione di un autore del Medioevo, il
pericoloso tessuto del ragno universale? dove, se non alle
Tuileries? E adesso che le Tuileries erano state colpite dalla
folgore, il trono infranto, il re prigioniero e gettato nella
polvere, proprio attorno alla torre del Tempio veniva a
riannodarsi la tela a brandelli, la rete si ricostituiva ... Cos
Luigi sedicesimo, detronizzato, decaduto, persino al Tempio era
formidabile. Aveva perduto le Tuileries e conservava l'Europa;
aveva tutti i re per alleati, la Francia era sola. Egli aveva
tutti i preti per amici, difensori e avvocati, in tutte le
nazioni; ogni giorno si predicava per lui in tutta la terra, gli
si donava il cuore delle popolazioni credule, si creavano a lui
dei soldati, e dei nemici mortali alla Rivoluzione. C'era da
scommettere a cento contro uno che egli non sarebbe perito (la
testa di un simile ostaggio era troppo preziosa) ma che sarebbe
perita la Francia, avendo a poco a poco contro di s non soltanto
i re, ma anche i popoli, di cui si pervertiva la coscienza ... La
Francia era disorganizzata, e quasi dissolta, tradita, consegnata
e venduta.
E proprio a questo punto, in cui essa si sent addosso la mano
della morte, con una violenta e terribile contrazione suscit da
se stessa una potenza inattesa; fece scaturire dal suo seno una
fiamma che il mondo non aveva mai visto. [...] Ah come vorrei
poter mostrare la Francia in quel grande e sublime giorno! E' ben
poca cosa vedere Parigi. Come vorrei che si potessero vedere tanti
dipartimenti, in piedi, compatti in otto giorni, e in atto di
lanciare ciascuno un'armata per marciare contro il nemico! Le
offerte personali erano innumerevoli, parecchie eccessive. Due
uomini, da soli, armano, montano, equipaggiano uno squadrone di
cavalleria ciascuno. Parecchi diedero senza riserve tutto ci che
avevano. In un villaggio non lontano da Parigi, quando fu eretta
la tribuna per ricevere gli arruolamenti e le offerte, si vide il
villaggio donare se stesso, portare la somma enorme di quasi
trecentomila franchi. Quando il contadino arriva al punto di
donare il suo denaro, il suo sangue non conta pi, dopo; egli lo
d, lo prodiga. C'erano padri che offrivano tutti i propri figli,
poi pensavano di non aver fatto ancora abbastanza, si armavano,
partivano anch'essi. [...].
Ci che era veramente pi serio, pi commovente, era il sentimento
di profonda mirabile solidariet che si manifestava dappertutto.
Ognuno si rivolgeva agli altri, parlava, pregava per la patria.
Ognuno si faceva arruolatore, andava di casa in casa, offriva a
chi poteva partire armi, un'uniforme e quello di cui disponeva.
Tutti erano oratori, tutti predicavano, dissertavano, cantavano
inni patriottici ... E sopra tutti questi rumori una grande voce
risuonava nei cuori, voce muta, tanto pi profonda ... la voce
stessa della Francia, eloquente in tutti i suoi simboli, patetica
nel pi tragico di tutti, la bandiera, santa e terribile della
Patria in pericolo, appesa alle finestre dell'Htel de Ville [il
palazzo comunale]. Bandiera immensa, che ondeggiava al vento, e
sembrava far segno alle legioni popolari di marciare in fretta dai
Pirenei alla Schelda, dalla Senna al Reno.
